Un tuffo nel passato per riscoprire le radici che appartengono a uno dei marchi più longevi e blasonati del panorama automobilistico
Tra pieghe del tempo, oltre un secolo fa, prendeva vita una leggenda destinata a segnare l’industria automobilistica italiana: l’Alfa Romeo. Le linee produttive del Portello diedero il via a un percorso che avrebbe inciso profondamente nella memoria delle strade e nelle menti degli appassionati di motori. La maestria artigianale milanese si trasformò in un simbolo, un marchio intriso di storia, eleganza e velocità. Il glorioso passato di Alfa Romeo è intessuto di momenti epici, una danza che ha unito indissolubilmente il destino della casa automobilistica alla trama della storia italiana.
La bacheca di Alfa Romeo è una galleria d’onore, adornata da trofei scintillanti conquistati da coraggiosi piloti che sfidavano i limiti della velocità. Campioni che hanno alzato il vessillo dell’Alfa Romeo sui podi di tutto il mondo, regalando all’Italia e agli appassionati emozioni che non torneranno più. Il richiamo della competizione ha alimentato il successo commerciale, trasformando la casa automobilistica in un faro di innovazione e prestigio.
A.L.F.A. (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili) venne fondata a Milano nel 1910, ma il suo nome attuale lo si deve all’imprenditore Nicola Romeo, il quale la rilevò nel 1918 e ne cambiò il nome in quello che tutt’oggi campeggia sulle livree delle moderne auto del Biscione. La prima Alfa Romeo con la nuova ragione sociale fu la 20/30 HP, presentata nel 1920 per sostituire la precedente versione lanciata nel periodo prebellico. La berlina veniva assemblata nello storico stabilimento del Portello e fu interamente progettata da famoso ingegnere Giuseppe Merosi, nome strettamente legato alla storia del marchio milanese.
La 20/30 HP era equipaggiata con un motore a quattro cilindri in linea da 4.084 cm³ di cilindrata, con una potenza di 49 CV a 2400 giri/minuto, in grado di spingere la sportiva di Arese a una velocità massima di 115 Km/h. Nel 1921 la 20/30 HP ricevette un aggiornamento, cambiando anche il proprio nome in 20/30 HP ES (dove la E era la serie e la S per sport). La miglioria riguardava principalmente il motore, che restava di base lo stesso ma aumentava in cubatura, raggiungendo i 4.750 cm³.
Di conseguenza, anche la potenza sfoderata era superiore, arrivando a toccare i 67 CV 2.600 giri al minuto e una velocità massima di ben 130 Km/h, una vera rarità per le sportive dell’epoca. Grazie a questi numeri, grandi piloti come Antonio Ascari, Enzo Ferrari e Ugo Sivocci riuscirono a inanellare una serie di successi sportivi, come nella prestigiosa Targa Florio, al Mugello o nell’Aosta – Gran San Bernardo. La 20/30 HP rimase per decenni il punto di riferimento per tutte quelle concorrenti che volessero ambire a sfilarle lo scettro di regina delle corse.
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